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 figlidi caino

di Federica Pisani *

20 febbraio 2017 -  E' dal 2010 che nella Casa circondariale di Como  si è scelto di dedicare una particolare attenzione alla genitorialità dei detenuti, ossia al loro legame con i figli e a come promuovere per loro percorsi di sostegno, approfondimento e maturazione oltre ad offrire momenti dedicati proprio, ed esclusivamente, ai figli, perché è un diritto di questi ultimi poter incontrare e crescere con il proprio padre.


È nato così prima il progetto "Genitori crescono" e in seguito il progetto "Tra padri e figli" che, con l’aiuto di alcuni operatori riunisce papà che si rendono disponibili ad affrontare le diverse, e a volte critiche, declinazioni che l’essere genitori stando in carcere, comporta.
Il gruppo approfondisce gli aspetti specifici partendo sempre dalle difficoltà o dalle situazioni particolari che proprio i detenuti rilevano e si sforza di approfondire il loro significato in termini educativi e relazionali per poter agire poi il proprio ruolo con maggiore consapevolezza e responsabilità.
Essere genitori detenuti non è facile così come non lo è essere figli di detenuti: aver commesso reati anche particolarmente gravi non significa necessariamente essere un cattivo papà o avere scarse capacità genitoriali. I papà coinvolti nel progetto s’impegnano ad animare alcuni momenti d’incontro genitori-figli proponendo attività orientate alla condivisione di momenti ludici ed educativi: ogni mese i bambini possono trascorrere parte di una domenica (concessa come colloquio straordinario) con i loro papà dedicandosi un po’ alle "chiacchiere", al gioco condiviso con i genitori e al pranzo insieme.
Tempo fa, con i papà abbiamo voluto cercare di rispondere alle domande che i figli ponevano sulla vita in carcere, e abbiamo scelto di utilizzare il linguaggio della fotografia come mezzo di comunicazione … così è nato il progetto "Click, ti racconto": un percorso fotografico che i detenuti hanno allestito nell’atrio delle sale colloqui e che racconta la giornata in carcere con orologi che permettono ai bambini di sapere cosa sta facendo papà mentre loro si alzano, sono a scuola, giocano ecc. Ogni detenuto può vedere in autonomia il percorso fotografico con i propri figli durante le ore di colloquio e raccontare ciò che ritiene più opportuno e adatto.
Tutto ciò ha favorito un processo attraverso il quale si è accresciuta la consapevolezza educativa dei padri e la riflessione sui contenuti educativi offerti ai propri figli.
Dopo aver proposto ai propri figli la visita, i papà che hanno lavorato a questo progetto si sono resi conto che il contenuto del loro lavoro avrebbe potuto interessare anche altri bambini e costituire un’opportunità per far conoscere la realtà del carcere.
È così che abbiamo aperto anche alle scuole (dalle primarie alle superiori) la possibilità di vedere il percorso fotografico accompagnati dai detenuti.
Ma i papà non si sono fermati e hanno voluto raccontare il loro lavoro e il loro sforzo di crescita personale nel ruolo genitoriale.... così hanno raccolto la proposta della regista Carolina Merati e hanno girato con lei un docu-film dal titolo "Figli di Caino" che il 17 febbraio è stato proiettato in città e ha riscosso un grosso successo (settimanalediocesidicomo.it/2017/02/17/figli-di-caino-grande-successo-la-prima-al-cinema-astra). Questo è il nostro lavoro saldamente ancorato all’oggi e ai bisogni di chi vive in carcere ma anche rivolto al futuro di tutti noi, alle generazioni degli adulti di domani.. è in questa prospettiva che pensiamo alla prossima Festa del papà.

*funzionario giuridico pedagogico presso la Casa Circondariale di Como

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