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cavalli bollate 593x44318 ottobre 2017 -  (di Paola D'Amico corriere.it)
Cavalli e detenuti protagonisti di un inedito studio sull’empatia e la regolazione degli impulsi. Nel carcere di Bollate, dove nella scuderia gestita dall’associazione di volontariato Asom, costruita dai detenuti sotto la guida di Claudio Villa, da anni trovano casa 40 cavalli, molti dei quali recuperati da situazioni di maltrattamento o abbandono, veterinari e psicologi dell’Università degli Studi di Milano cercano di dimostrare ciò che empiricamente si è spesso osservato.

La relazione con i cavalli può essere una «medicina» per migliorare l’empatia, il controllo degli impulsi e la regolazione delle emozioni. Empatia, come spiega Emanuela Prato Previde docente di psicologia alla facoltà di Medicina e Chirurgia, è «la capacità di rispondere a livello affettivo, cognitivo e comportamentale allo stato emotivo dell’altro, di entrare in risonanza».
È noto che la scarsa empatia è componente caratteristica del comportamento violento e criminale unita alla difficoltà a controllare gli impulsi ma «gli effetti dell’interazione con gli animali su questi aspetti sono poco studiati in campioni di persone che hanno commesso crimini, quali la popolazione carceraria», aggiunge Prato Previde che ha avviato lo studio con la facoltà di Medicina Veterinaria, il Policlinico di Milano, il Sert del carcere di Bollate e Asom. I detenuti volontari per lo studio pilota sono stati sottoposti a test psicologici e neuropsicologici standardizzati per valutare eventuali cambiamenti dopo la partecipazione alle attività con i cavalli. Così è stato osservato il comportamento dei cavalli, di cui va garantito il benessere.
Il cavallo è una preda, è sensibile agli stimoli potenzialmente minacciosi e comunica le proprie emozioni con segnali non evidenti. Per questo lavorare con loro — i detenuti frequentano un corso di mascalcia — , può aiutare i detenuti a «sviluppare delle abilità, autocontrollo, inibire le proprie reazioni impulsive, osservare il comportamento non verbale — continua l’esperta —, allenare la capacità di assumere punti di vista diversi dal proprio e preoccuparsi dello stato emotivo del cavallo, che sono anche fondamentali nelle relazioni interpersonali e possono essere valutate con test e questionari validati». Il 25 ottobre, presso la II Casa di Reclusione di Bollate, un seminario presenterà i primi risultati dello studio: 60 i posti ed è necessario prenotarsi subito scrivendo ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..  (fonte: corriere.it 18 ottobre 2017)

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