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pet therapy16 novembre 2017 - L’idea è semplice, prendersi cura di un cane, il migliore amico dell’uomo a cui non importa se sei bello, brutto, o detenuto. Tutto ebbe inizio nel 1981 negli Stati Uniti, da una intuizione di Pauline Quinn, una suora domenicana, animata dalla passione per i cani che ha lanciato il “Prison Dog Program”. Da qui nasce una delle prime intuizioni ed applicazioni della pet-teraphy in un Istituto penitenziario, a cui sono seguite, soprattutto in virtù del riconoscimento del valore dell’iniziativa, altre esperienze simili, anche in Italia, dove negli ultimi tempi si sono moltiplicate toccando vari campi specifici.

Un’idea semplice ma dalle molteplici finalità, che fu alla base del Progetto “ConFido”, un progetto di educazione cinofila in carcere che si è svolto negli anni 2004/2005, con ottimi risultati, nell’istituto romano di Rebibbia Femminile.
Tale esperienza ha avuto seguito. Allo stato L'Associazione Do Re Miao! di Livorno opera sul territorio toscano con un’azione tesa a promuovere il benessere fisico, emotivo e psicologico di diverse tipologie di utenti attraverso le Attività Assistite dagli Animali, ovvero la cosiddetta Pet Therapy. Le attività di tale associazione si sono svolte principalmente negli Istituti di Pisa (ormai da 3 anni), Livorno - Sezione distaccata di Gorgona Isola, San Gimignano, Lucca, e sono in procinto di iniziare anche negli istituti di Livorno, Massa e Massa Marittima.
Partendo dai risultati di tali esperienze ed integrandoli con ricerche esperite in questo specifico settore  dal Corpo forestale dello Stato in sinergia con il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria (DAP) e l’Associazione LINK-ITALIA (APS), condotte presso le carceri italiane su un campione rappresentativo e su base volontaria, che confermano la stretta connessione tra il maltrattamento animale e la pericolosità sociale, nasce il Progetto “Cani..qui..dentro?”. Il Progetto nasce su valutazioni tese a perfezionare e sperimentare in un nuovo settore gli esiti dei precedenti progetti e studi condotti in ambito penitenziario, utilizzando ed applicando interventi di IAA (Interventi assistiti con gli Animali) su un target di detenuti per reati di maltrattamenti in famiglia.
“Ho accolto con grande entusiasmo l’iniziativa proposta dai Funzionari dell’Area Pedagogica in collaborazione con la Cooperativa Sociale “Le Nuove Risposte” Onlus, che opera in questo settore da anni.“ Afferma la dr.ssa M.D. Iannantuono, Direttore della C.C. di Velletri. “Nella Casa Circondariale di Velletri è presente una sezione 4 B dove sono allocati detenuti "protetti" in relazione ad una particolare tipologia di reato che si basa su una connotazione più generale che può essere identificata come "attore di maltrattamento", maltrattamenti attuati nella maggior parte dei casi in contesti familiari. Nel mese di novembre inizieranno tre incontri di Laboratori di Interventi assistiti con Animali, mirati a tale target, sperimentali e propedeutici ad un Progetto ben più complesso che sarà presentato Alla Cassa delle Ammende e che vedrà il Partenariato di Enti Istituzionali e non. La Cooperativa “ Le Nuove Risposte” coadiuverà il Progetto da un punto di vista tecnico e specialistico, mettendo a disposizione personale qualificato secondo quanto richiesto dalla nuova normativa sugli I.A.A..
Il progetto non è condotto all’insegna di un generico iter di avvicinamento agli animali, ma sul riconoscimento delle proprie e altrui emozioni e si basa su un preciso percorso didattico che prevede dimensioni e attività di relazione tese a rafforzare nelle persone, in modo individuale, e nel gruppo, in modo collettivo, le disposizioni prosociali, sulla base delle conoscenze scientifiche che la zooantropologia ha reso disponibili nella ricerca internazionale dell’ultimo ventennio.
L’obiettivo è quello di stimolare nel target individuato, attraverso Interventi Assistiti con animali, attività di cura, di valutazione dei bisogni, di empatia ossia di saper riconoscere lo stato emozionale e motivazionale dell’alterità, di apprendere e comunicare con il diverso partendo dalla propria prospettiva sul mondo, di saper uscire dal proprio guscio e imparare a dedicare del tempo e delle attenzioni all’altro. Elementi che generalmente sono riconosciuti come assenti o carenti nel profilo di personalità di tale tipologia di detenuti. Tutto il Progetto è mirato a questo obiettivo ed uno dei tre incontri propedeutici, previsti nel mese di novembre e dicembre, verterà proprio sull’incontro di un gruppo di detenuti selezionati del reparto 4B con un “branco” di cani che hanno subito maltrattamenti.
Dalle ricerche effettuate non risulta che ci siano stati o ci siano a livello nazionale laboratori sperimentali in tal senso, che, integrando per l’appunto gli esiti delle precedenti sperimentazioni, intervengano facendo agire “attori di maltrattamenti” su un altro essere umano “diverso da sé” che, a sua volta, ha subito maltrattamenti. Pertanto siamo doppiamente consapevoli del fatto che gli esiti di una tale esperienza, e del Progetto che ci approntiamo a presentare, debba avere un supporto tecnico-specialistico di sostanziale caratura e spessore.” (S.F.)




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