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Il carcere di Rebibbia apre le porte alla Festa del cinema
www.redattoresociale.it 13 ottobre 2016 - ROMA – Tre titoli in calendario e uno spettacolo che è già sold out. Detenuti e pubblico insieme in sala per le proiezioni che iniziano domenica 16 ottobre. Doppia regia per l’evento in live streaming con il Maxxi e il web, per la prima volta nella storia del carcere
Una doppia regia, due prospettive e punti di vista che si alternano tra il palcoscenico di un teatro e le inquadrature di un film, per uno spettacolo che è già evento. Lo dicono i numeri:350 prenotazioni esaurite in due giorni e altrettante destinate al sold out nelle prossime ore. Location d’eccezione: il carcere di Rebibbia e il Maxxi. Filo conduttore: la Festa del Cinema di Roma che per la prima volta importa un evento teatrale. L’auditorium dell’istituto di pena romano apre le porte al festival e si prepara a ospitare la prima europea di uno spettacolo in live streaming candidato a entrare nella storia del cinema e del carcere.

Il palcoscenico è quello di ‘Cesare deve morire’, come anche gli attori-detenuti, il regista, Fabio Cavalli, che con il laboratorio rinchiuso ha ispirato i fratelli Taviani, e la produttrice, Laura Andreini Salerno per ‘La Ribalta - Centro Studi Enrico Maria Salerno’ che da 15 anni diffonde e crea opere teatrali e cinematografiche di prestigio internazionale con i detenuti  del carcere romano.
La collaborazione tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e la Festa del Cinema di Roma trasforma l’auditorium del carcere in una sala del festival pronta ad accogliere tre titoli di primo piano: ‘Max Steel’, di Stewart Jendler, domenica 16 ottobre, dalle 16.30 (proiezione riservata ai detenuti e ai loro familiari), ‘Sole, cuore, amore’, di Daniele Vicari, lunedì 17 ottobre dalle 16.30 e ‘Inferno’, di Ron Howard, martedì 18 ottobre dalle 20.30. Ingresso gratuito, necessario l’accreditamento (info: http://enricomariasalerno.it/?page_id=258).
Ma è fissato a giovedì 20 ottobre, dalle 17.00, l’appuntamento più atteso del cartellone: ‘Dalla città dolente’, prima assoluta di uno spettacolo in live streaming che parte da un carcere, arriva in un museo e viaggia sul web, proiettando l’Inferno di Dante in full-HD, alla velocità della fibra ottica. Uno sforzo produttivo notevole e una macchina organizzativa che sfida i limiti del carcere, mettendo definitivamente al bando la parola ‘isolamento’.
“La novità di questo evento - spiega il regista Fabio Cavalli - è nella forma espressiva. Sul palcoscenico di Rebibbia ci saranno 6 telecamere che trasformeranno l’auditorium in un set e non documenteranno un evento teatrale ma lo faranno vivere in diretta. Ciò che lo spettatore del teatro vede a distanza, lo spettatore del Maxxi lo vedrà in macro: i volti degli attori, le cicatrici, i tatuaggi, la gioia e la sofferenza degli occhi saranno ripresi a pochi centimetri. Chi ama il teatro tradizionale può venire a Rebibbia. Ma chi vuole sperimentare una nuova forma d’arte andrà a vedere sul grande schermo del Maxxi cosa si prova a guardare cosa accade sul palco. Come fosse un film, uno spettacolo televisivo che in realtà è sudato, reale. Lo spettacolo ha la caratteristica della Tv perché le telecamere inquadrano in diretta ciò che accade sul palcoscenico ed è teatro perché avviene tutto lì, in quel momento”.
Una doppia regia, con il pubblico di entrambe le sale che diventa protagonista.
“Sì - prosegue il regista - c’è una regia teatrale e c’è una regia televisiva con le 6 macchine a spalla che il pubblico di Rebibbia vede in scena, mentre il teatro va in streaming. Non sono macchine appese da qualche parte e nascoste allo sguardo, ma operatori che entrano nel vivo, nei volti degli attori, seguendo le emozioni. E anche il pubblico entrerà nello spettacolo: una macchina infatti riprenderà le reazioni degli spettatori che verranno inquadrati come parte dell’evento e, per questo, saranno invitati a firmare una liberatoria. Un operatore sarà presente anche al Maxxi per il saluto del pubblico agli attori e per permettere il dialogo tra le due sale. Tutto questo è reso possibile dal fatto che per la prima volta l’auditorium di un carcere, grazie alla collaborazione tecnica di Unidata Spa, è connesso attraverso la fibra ottica con l’esterno per uno spettacolo. Si tratta di un momento molto significativo, fortemente voluto anche dal Capo del Dap, Santi Consolo, che ha detto sì a questa ipotesi assolutamente innovativa: la connessione in fibra ottica delle carceri italiane con il mondo esterno, non solo per i servizi penitenziari ma anche nella visione di una casa trasparente come, secondo il presidente Consolo, dovrebbe essere il carcere”.

Il cartellone degli eventi e lo spettacolo sono realizzati grazie alla collaborazione tra la Fondazione Cinema per Roma, il Dap e il Dipartimento di filosofia, comunicazione e spettacolo dell’Università Roma Tre, con l’impegno produttivo de La Ribalta – Centro Studi Enrico Maria Salerno.
Lo spettacolo. L’Inferno dantesco è la descrizione di un antico carcere. I suoi Canti sono carichi di orrore e di condanna per le crudeltà umane, ma anche di pietà per gli sconfitti e di sdegno per le vergogne dei potenti. I 20 detenuti protagonisti accolgono in carcere il pubblico della città che, a migliaia ogni anno, dai 14 anni di età in su, affolla la sala per assistere agli spettacoli. Sei telecamere e una regia in diretta portano lo spettacolo dall’auditorium di Rebibbia a quello del Maxxi (e sul web con sito dedicato). Detenuti di Rebibbia e pubblico del Maxxi, al termine potranno ‘parlarsi’ grazie al doppio collegamento in diretta streaming: un dialogo fra il ‘dentro’ e il ‘fuori’ che non ha precedenti ed è reso possibile grazie al particolare permesso concesso dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Ma come è nata l’idea del collegamento streaming per gli spettacoli? “Volevamo consentire alle espressioni artistiche che nascono in carcere, e là sono relegate per motivi giudiziari, di essere fruite da un pubblico vasto - sottolinea il regista -, prima di tutto per il valore sociale che ha il fatto di poter incontrare il detenuto in quanto essere umano e artista. E poi perché questa forma di comunicazione che avviene in diretta, offerta al pubblico del Maxxi e del web, rappresenta una nuova forma d’arte che è insieme teatro, cinema e televisione. Nella mia prospettiva, questo tipo di metodologia comunicativa dovrebbe diventare un’ottava arte, che nasce da un carcere. Avviene già per i teatri degli altri Paesi, soprattutto in Inghilterra. Ogni anno al cinema vengono proiettati spettacoli che arrivano da Londra. Perché non farlo anche tra Roma e Milano? Qualche anno fa sarebbe stato impensabile. Oggi tutto questo è consentito dalla banda larga. Si tratta solo di provare”. (Teresa Valiani)
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Teatro dell Arca con insegna 313 ottobre 2016 - Domani, venerdì 14 ottobre, inizia la terza edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini incrociati”, che fino a domenica 16 ottobre avrà luogo in diversi luoghi della città, ma in gran parte si svolgerà al Teatro dell’Arca, recentemente inaugurato fra le mura della Casa Circondariale di Marassi. In tre giorni si potranno vedere sei spettacoli dal vivo, venti cortometraggi, la proiezione di uno spettacolo teatrale, seguire due conferenze, cinque incontri, tre laboratori, due presentazioni editoriali e partecipare a una visita guidata.

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lavoro11 ottobre 2016 - Il 4 ottobre 2016 il Consiglio di amministrazione della Cassa delle Ammende  ha approvato ventiquattro progetti di edilizia penitenziaria finalizzati al miglioramento delle condizioni carcerarie. Complessivamente saranno 121 i detenuti impegnati nelle attività lavorative che prevedono interventi di manutenzione, ordinaria o straordinaria, di aree e locali per renderli più vivibili o funzionali.

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tihar13 ottobre 2016 -  «Agli inizi degli anni Duemila alcune cattedre di diritto penale esaminarono in modo approfondito la riforma del carcere di Tihar a Nuova Delhi, in India, come possibile modello di rieducazione. La riforma, elaborata dalla direttrice Kiran Bedi, si basava su un’idea di carcere correzionale, collettivo, comunitario, e poneva al centro del modello la meditazione profonda.

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festacinemaDal 16 al 20 ottobre la Festa del Cinema a Rebibbia ospita quattro appuntamenti internazionali, aperti a liberi e detenuti: un esperimento di integrazione attraverso il Cinema e il Video-Teatro. Proiezioni pomeridiane e serali, grandi film e, il 20 ottobre, prima assoluta di uno spettacolo in live streaming da un Carcere. In collegamento diretto con l’Auditorium del MAXXI e sul web, un nuovo cult dei detenuti-attori, già protagonisti di Cesare deve morire, ora alle prese con l’Inferno di Dante in full-HD, regia di Fabio Cavalli.

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13 ottobre 2016 - Il racconto fotografico di Valentina Gabusi ed Enzo Di Somma di "Giallo Dozza", la squadra della palla ovale del penitenziario bolognese: 46 scatti durante due anni di allenamenti e campionati. "Oggi è un team affiatato". In Sala Borsa a Bologna fino al 15 ottobre
Sin Bin”, nel rugby, “è la panca della penalità, quella su cui siedono i giocatori che hanno infranto una regola, in attesa di poter rientrare in campo”. Ma è anche il titolo di un racconto fotografico che prende le mosse due anni fa dietro le sbarre del carcere di Bologna per continuare sui campi da rugby del campionato in C2. Fino al 15 ottobre, in Sala Borsa, nel capoluogo emiliano, 46 scatti in bianco e nero dei fotografi Valentina Gabusi ed Enzo Di Somma ripercorrono la storia di “Giallo Dozza”, la squadra della palla ovale del penitenziario bolognese, nata nell’agosto 2014 dalla collaborazione tra la società sportiva Rugby Bologna 1928, il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria dell’Emilia Romagna e la Casa Circondariale Dozza. Obiettivo, usare lo sport come strumento di recupero sociale, per ridare ai detenuti motivazione e energia. VAI ALLA PHOTOGALLERY>>
I giocatori sono in tutto 27, età compresa tra i 22 e i 36 anni di varie nazionalità (italiani, romeni, georgiani, albanesi, tunisini, marocchini, venezuelani), selezionati da diversi penitenziari della regione. “Per entrare in squadra hanno dovuto superare test fisici e attitudinali – dice Valentina – alcuni di loro sono stati trasferiti alla Dozza di Bologna per poter partecipare agli allenamenti”. Denominatore comune, zero esperienza.
“Nessuno di loro aveva mai giocato a rugby prima di cominciare questa avventura, ma sono tutti molto entusiasti”. Così ogni giorno, dal lunedì al venerdì, i detenuti seguono un programma di allenamento molto intenso: palestra al mattino, allenamento in campo tutti i pomeriggi, una lezione teorica a settimana. Anche le partite si disputano nel penitenziario, in deroga al regolamento della Federazione Italiana di rugby. Tutto documentato nella mostra “Sin Bin”, organizzata per aree tematiche con diversi pannelli: dagli allenamenti alle partite, fino a quel che accade fuori dal campo. “All’inizio del progetto ero un po’ imbarazzata, non ero mai stata in carcere prima – confessa Valentina – Invece entrare in contatto con i ragazzi non è stato difficile, si sono dimostrati interessati finta subito. Con Enzo, periodicamente stampiamo un po’ di foto e le portiamo loro”.
In due anni il “Giallo Dozza” (protagonista anche del film “Un centimetro alla volta” di Enza Negroni), di strada ne ha fatta. Nel 2012, a quattro mesi dal fischio d’inizio ha debuttato nel girone “Emilia” del campionato regionale, per collezionare, alla fine del primo anno, ben due vittorie. E oggi può vantarsi di essere “una squadra affiatata”, conclude Valentina, nonostante il frequente turnover dei giocatori che finiscono di scontare la pena e tornano in libertà”. Alcuni di loro, portando il sogno della palla oltre le sbarre. (Silvia De Santis)
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6 ottobre - E' online la Newsletter DAP n. 159

 

 

 

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yoga112 ottobre 2016 - “Lo yoga serve per educare il vostro io dal corpo all'anima", diceva B.K.S. Iyengar, fondatore dell''Iyengar Yoga', tra le 100 personalità più influenti del mondo secondo Time. E se è vero che il carcere è prima di tutto il luogo di rieducazione del detenuto, ecco spiegata l'invasione di tappetini e tecniche di rilassamento nelle carceri. In Sudafrica l'associazione di volontariato SevaUnite di Città del Capo ha introdotto la pratica nel carcere di massima sicurezza di Pollsmoor, uno dei più grandi nel Paese.

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LABORATORIO ALIMENTARE SONDRIO10 ottobre 2016 - Nel carcere di Sondrio aprira' "A mani libere", unpastificio "per consentire agli ospiti dell'istituto di impegnarsi in una vera attivita' lavorativa". Con la consegna, ieri, dei macchinari del laboratorio alimentare il progetto nato nel 2013 e' in dirittura d'arrivo. Elaborato in collaborazione tra la Provincia di Sondrio e la Direzione del carcere, immaginando che una vecchia autorimessa inutilizzata potesse divenire, invece, un prezioso spazio per impiantare un'attivita' lavorativa "un segno tangibile per togliere i detenuti dall'ozio involontario, permettere loro di aiutarsi e aiutare le proprie famiglie e favorire il loro percorso di reinserimento sociale".

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